
La necessità di uno stemma interlinguistico: il caso della Navigatio Brendani
In: Filologia classica e medievale: 3, 2019
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Le tradizioni di molti testi bassomedievali ad ampia diffusione sia in latino che in traduzioni vernacolari pongono complessi problemi agli editori: idealmente, l’edizione di ciascuna delle forme esistenti dovrebbe basarsi anche su una conoscenza esatta della tradizione delle altre forme, a partire da quella latina di partenza. Sono presentati casi che ben mostrano i limiti di studi che non abbiano potuto poggiare su una base solida da questo punto di vista e allo stesso tempo le potenzialità di un approccio interlinguistico: l’Elucidarium di Onorio Augustodunense, la Visio Tnugdali e soprattutto la Navigatio Brendani. L’esame parallelo della tradizione latina e dei volgarizzamenti risulta fondamentale in entrambe le dire-zioni: da un lato permette di collocare le versioni vernacolari in rapporto allo stemma latino, chiarendo quale esattamente fosse la Vorlage dei traduttori; dall’altro illumina tratti dello stemma latino stesso e elementi di storia e geografia della tradizione che altrimenti sarebbero sfuggiti all’editore.
The need for an interlinguistic stemma: the case of the Navigatio Brendani
The traditions of many medieval texts, widespread both in Latin and in vernacular translations, pose complex problems to philologists: ideally, the edition of each of the existing forms should also be based on an exact knowledge of the tradition of every other form, starting from the underlying Latin one. This paper presents cases showing the limitations of studies that could not rest on such a solid basis and at the same time the potential of an interlinguistic approach: the Elucidarium of Honorius Augustodunensis, the Visio Tnugdali and primarily the Navigatio Brendani. The parallel examination of Latin tradition and vernacular translations proves to be fundamental in both directions: it allows the vernacular versions to be placed in relation to the Latin stemma codicum, clarifying which exactly was the Vorlage of the translators; furtermore, it highlights segments of the Latin stemma itself, as well as historical and geographical points of the tradition that would otherwise have escaped the philologist.